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Un po’ di coraggio. La proposta di Renzi

07/01/2021 di Maria Medici

Non sbaglia Renzi nella sostanza quando attacca il piano italiano messo in cantiere per la gestione dei fondi relativi al Recovery Fund, ossia lo strumento che l’Unione Europa ha deciso di mettere in campo per sostenere gli Stati europei di fronte ai disastri economici provocati dalla pandemia.



Si tratta, come è noto di oltre 200 miliardi di euro che verranno erogati al nostro Paese; una occasione unica che però necessità di una progettualità ad ampio respiro. È comprensibile che, di fronte ad una occasione epocale di questa portata, un governo, e soprattutto un governo come il Conte-bis, abbia l’aspra necessità di far quadrare il cerchio in relazione alle molteplici proposte provenienti dalle parti politiche in causa (dalla maggioranza di governo, ma, se mai ne sortissero di serie, anche dalle opposizioni).

Tuttavia, la denuncia di Renzi circa l’asfittico progetto di investimenti proposto da Conte, centra il bersaglio: è l’assenza di ambizione che lo riduce, come afferma lo stesso Renzi, ad un “piano senza anima”. Non sono quattro spiccioli da spendere come meglio viene, ottemperando inevitabilmente alle richieste di quello o quell’altro partito, o di quel ministero o di quell’ufficio specifico. Cultura, infrastrutture, ambiente e opportunità sono le parole chiave che Renzi ha sottolineato come essenziali per progettare un rilancio di grande respiro. Altro che mettere mano a vecchi progetti, a vecchie grandi opere mai cominciate e già invecchiate nella loro reale utilità. Il rischio evidente che si corre è quello di dare man forte alle vecchie clientele, all’abusato sistema di “far contenti tutti” con una fetta di torta assicurata. Piuttosto che divagare, con il pericolo di portare all’Europa un piano raffazzonato, occorre allora ragionare su quale aspetto debba caratterizzare la progettualità d’insieme. Questo aspetto Renzi lo ha individuato nella parola “lavoro”. Al concetto di lavoro si associano tutti gli altri: ambiente, sviluppo, giovani, pari opportunità, dato che l’economia di una nazione non si regge certamente su alchimie fantastiche d’alta finanza speculativa ma sui posti di lavoro reali, che sono quelli che mancano in Italia. C’è una cosa peggiore del fatto di non avere i soldi, dice Renzi: è averli e spenderli male. E questo è quello che si rischia di fare.

È facile far passare l’azione di Renzi come una tipica manovra “politica”, dove la sostanza scivola in secondo piano dietro al presunto scontro fra Italia Viva e il premier Conte. Ma non credo sia intenzione di Renzi creare trambusto tanto per fare, in una situazione così delicata come quella che stiamo vivendo. I punti dolenti del piano approntato dal Mes sono nero su bianco ed è su quelli che seriamente si dovrebbe ragionale.

Al di là delle beghe partitiche e dei cambi di poltrone (vecchia usanza italica per appianare le divergenze), la denuncia renziana non è affatto campata in aria e un po’ mette allo scoperto l’assenza di una progettualità politica e programmatica, assenza che è inevitabilmente figlia di una maggioranza, traballante nei numeri e certamente precaria nell’equilibrio fra differenti spinte (in particolar modo nel dualismo Pd-5Stelle). Ma tant’è: questa è la maggioranza che ha permesso comunque al governo di lavorare in un momento d’emergenza simile. Tuttavia, uno sforzo maggiore e un po’ più di coraggio sono necessari proprio per l’eccezionalità della situazione.


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