Qualche politico ha fatto notare in questi giorni che nel corso della prima guerra mondiale, quando, dopo Caporetto, per l'Italia tutto sembrava perduto, non ci fu esitazione a sostituire Diaz con Cadorna al comando supremo dell’esercito nella speranza di risollevare le sorti della guerra.
Per cui, suggerendo un parallelo, anche oggi in piena emergenza pandemica non sarebbe la fine del mondo sostituire Conte con altra personalità politica.
Ora la situazione non è però esattamente la stessa del 1917 e soprattutto non si vede un altro generale Diaz all’orizzonte. Dopo la scelta di Renzi di ritirare le sue (scarse, a dire il vero) truppe dal governo l’esecutivo rischia lo sbando e Mattarella si trova davanti diversi possibili fronti: un Conte ter, nuovo esecutivo con nuovo capo del governo, elezioni. Ad essere onesti le possibili elezioni anticipate non devono essere viste per forza come una sciagura nel frangente in cui ci troviamo: sostenerlo come uno spauracchio è scorretto dacché in piena pandemia gli Usa hanno votato, voterà fra breve l’Olanda e cosi via. La forza della democrazia riposa anche nella possibilità di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni e dei meccanismi in momenti del genere.
Si capisce d’altro canto, che le elezioni non fanno comodo a nessuno, neppure a quelli che, numeri alla mano, rischiano di essere condannati a vincerle, cioè il centrodestra. Dico “condannati” perché stare al governo oggi vuole dire assumersi una enorme responsabilità di fronte alle scelte per il futuro, e a parte le esternazioni di rito, tutta questa esultanza in casa Meloni o Salvini non la vedo.
Al momento Conte ha scelto la strada giusta e l’unica corretta dal punto di vista politico: presentarsi alle Camere per verificare la tenuta del consenso al suo governo. Se tale tenuta fosse confermata egli sarebbe pienamente legittimato, in virtù della fiducia conferitagli dal Parlamento, a proseguire la sua azione di governo. In Aula spetterebbe agli eventuali “responsabili” dimostrarsi tali non solo al momento della conta ma anche successivamente, poiché giustamente Mattarella esige una maggioranza il più possibile limpida e dai confini netti.
In caso di vittoria di Conte Renzi, questo è ormai quasi certo, resterebbe alla finestra a valutare la sua clamorosa sconfitta (forse decisiva per il suo futuro politico) e l’attuale premier sarebbe riuscito nel doppio colpo: togliere di mezzo i due Mattei (Salvini e Renzi). Se così non fosse, Conte ne uscirebbe comunque con onore se non altro per il fatto di non essersi piegato alle manovre della bassa politica (dimettersi e aspettare un reincarico senza passare per le Camere). La parola passa dunque al Parlamento e dalle scelte che in aula verranno compiute si deciderà il destino dei prossimi mesi.
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